domenica 8 gennaio 2012

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martedì 18 maggio 2010

Kriss Kross: Da Bomb (1993)

Il roboante e tassativo connubio metaforico tra musica e distruzione di massa di per sè non costituisce una novità degna di nota nell'ambito dell'immaginario Hip hop (basti pensare alle profetiche esplosioni nelle Twin Tower fotomontate nella copertina di "Party Music" dei Coup).
Posto che nel caso degi imberbi Kriss Kross il collaudato accostamento è talmente estremo da sfiorare l'apologia del nucleare, non resta che farci rapire dalla estatica apparizione mariana dei due Mc's, ovvero l'ineguagliabile vertice aureo su cui regge questo deflagrante artwork.
Probabilmente è proprio grazie al vulcanico beat pruriginoso di questi due adolescenti che il mondo del Rap può rivendicare la sua Medjugorie atomica, luogo di pellegrinaggio spirituale che nella sua etereicità evocativa ci riporta alla memoria i fasti utopici della ben nota "isola che non c'è" di Jacksoniana memoria.

venerdì 7 maggio 2010

Aguaturbia (1970)

A seguito di uno sconvolgente tour de force del gioco della bottiglia, gli Agaturbia s'interrogano mestamente sulla conclusione della serata.
Il lettering del moniker pare suggerire l'eventuale epilogo di quello che poteva sembrare un innocente ritrovo tra amici.
Nel frattempo la bottiglia è sparita.

giovedì 6 maggio 2010

Paul McCartney & Wings: Red Rose Speedway (1973)

La preoccupante regressione alla fase orale di McCartney non deve depistarci dalla gratuita allusione feticista celata dietro la simbologia ginecea della rosa rossa.
A rincarare i riferimenti erotici di questo nefasto brevario illustrato del machismo on the road, è l'evidente accostamento al bimotore di sfondo che esprime in toto tutta la meccanicistica altalenante dell'organo mobile del pistone e della sua inevitabile associazione fallica.
Probabilmente l'unico merito ascrivibile a questa piatta collaborazione tra l'ex Beatles ed i Wings, sta proprio nel "pionerismo visivo" insito nella veste grafica, capace di raggruppare in maniera sintetica alcuni di quei canovacci estetici tipici dell'immaginario eighties.
Restando in tema, segnalo l'ottimo artwork di questo ennesimo testo critico su due dei quattro scarafoni di Liverpool e dall'eloquente titolo: "Quando Mary Shelley incontra i Beatles".

sabato 24 aprile 2010

The Red Army Choir: The Red Army Choir in concert (1976)

Dalle migliori balere di S. Pietroburgo, l'estroflesso corpo di ballo dell'Armata Rossa fa danzare da trent'anni lo spettro del comunismo per l'intera Eurasia, commuovendo sterminate masse di nostalgici orfani della grande madre russia.
Questi allampanati ed itterici b-boys della steppa non rappresentano solo una colorita frangia bolscevica irta a purista protezione del folklore dell'ex Urss, ma si prefigurano come l'unico ponte culturale possibile tra il bieco centralismo statalista e il vacuo intrattenimento yankee.
La prova stà in una memorabile esibizione militar pop (condivisa con l'esuberante combo cartonistico dei Leningrad Cowboys Cult Band) avvenuta in occasione degli Mtv Music Awards del 1994 (con molta probabilità il comunismo è morto definitivamente quella sera durante l'esecuzione corale di Sweet Home Alabama).
Qui trovate l'agghiacciante estratto video.

domenica 18 aprile 2010

Secos & Molhados: Secos & Molhados (1973)

La pungente satira celata tra le pieghe di questa spiazzante cover dalla dilagante estetica gastro-caravaggesca, arricchita da piccante salsa Glam, è la palese dimostrazione dell'arguta autoironia dei Brasiliani Secos & Molhados.
L'enfasi portante del concept sta tutto nella sofisticata rivisitazione del tema cannibalistico, esaltato come metafora della endogena voracità del mercato discografico e della deriva autodistruttiva dell'artista nell'effimera mitizzazione adolescenziale del consumatore/estimatore.
Con provocante sfrontatezza i membri del gruppo si concedono all'ingordigia del pubblico come un simbolico pasto, forti della maturata consapevolezza d'esser una portata assai dura da digerire.
Gli stomaci meno sensibili potranno gustarne le gesta cliccando qui.

giovedì 18 marzo 2010

The Shaggs: Philosophy of the world (1969)


L'orrorifica trina di consanguinee martoriatrici di trombe d'Eustachio facente capo alla sigla "The Shaggs", rappresenta uno dei casi più estremi in assoluto di analfabetismo musicale.
Vittime incosapevoli di una labirinte cronica, probabilmente le tre sorelline verranno ricordate come la più indecente manifestazione della storia del rock (e già solo per questo godono della mia stima più profonda).
Chi vuole un saggio del loro analphabetical beat clicchi pure qui.

martedì 9 marzo 2010

Wendy Carlos: Switched-on Bach II (1974)

La deriva spaziale di Johann Sebastian Bach, munito solo di cuffie e mixer mentre viene travolto da una massiccia tempesta di filtri movimento, riflette degnamente il valore artistico di questa serie d'improponibili riletture pop-synthetiche delle sinfonie più celebri del maestro tedesco.
Dal confronto con l'originale stampa in vinile, i più accorti noteranno la differenza tra i nomi di battesimo riportati in copertina, anomalia riconducibile all'intervento chirurgico di riattribuzione sessuale a cui Carlos si sottopose poco dopo l'uscita dell'album.

sabato 6 marzo 2010

Autori Vari: Monsieur Gainsbourg Revisited (2006)

Esentandoci dal voler approfondire le scontate motivazioni che hanno spinto la Universal a realizzare un'operazione di riesumazione così spudoratamente lesiva nei confronti dell'arte del celebre chansonnier francese (nel tritacarne compilatorio, ahimè, si annidano nomi del calibro dei Portishead, Michael Stipe dei R.e.m. e Cat Power), ciò che resta inspiegabile ai nostri occhi, più che alle orecchie, sono le ragioni della infausta scelta fotografica che ritrae la celebre coppia Gainsbourg/ Birkin.
Rivestiti come due naselli al cartoccio, i coniugi sfoggiano un insolita e algida austerità, ben lontana dalle celebri pose provocatorie sulla quale costruirono il sensazionale successo di "Je t'aime moi non plus", basato su stereotipi di trasgressività che oggi risulterebbero ai limiti del comico e della parodia involontaria.
Difficile sopportare la vista di quelle tute in nepropene e amianto, capaci di farci rimpiangere le classiche scenette erotiche del playboy che mena selvaggiamente la sua bambolina di carne ai bordi di un bidet di raffinata fattura.


venerdì 5 marzo 2010

Dwarves: Must Die (2004)

Si potrebbero versare fiumi di bytes a proposito dellle trasposizioni bibliche in salsa musicale (difficile non menzionare l'artwork che confeziona "Black Moses" di Isaac Hayes, uno degli esempi più bizzarri di sempre) e sulla sottile linea che corre in questi casi tra blasfemia e ordinario cattivo gusto.
La cover in questione è ascrivibile ad una categoria visuale ben più ambiziosa degli esempi di egolatria sopracitati.
Basta soffermarsi sul minimalismo trashy-soft-porn e il teso drammatismo à la Oliviero Toscani, per comprendere che qui l'iconografia
collettiva del martirio cede il passo al cruento dramma individuale della carne.

Un ringraziamento a Luca per la preziosa segnalazione.
 

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