domenica 20 settembre 2009

Giorgio Moroder: From Here to Eternity (1977)

L'idea di evitare qualsiasi autorappresentazione iconografica al fine di non distrarre l'ascoltatore dalla sostanza sonora del prodotto era assai diffusa tra i musicisti che operavano in ambito dance o elettronico nei primi anni '70. Non fa eccezione l'italo-tedesco Giorgio Moroder, produttore di Donna Summer e pionere della disco-music, capace di occupare quasi per intero la facciata di un Lp senza tuttavia darci una concreta possibilità d'identificazione. Lo sfoggio nichilista di un parrucco desueto anche per il meno fantasioso degli agenti della Stasi sembra dirci che Moroder è in icognito in qualche missione nel futuro per conto della Summer. A sostegno di tale proiezione avveneristica, un epilettico incubo fotovoltaico traccia un'aura sagomata che irradia misticismi dance in ogni dove: un tripudio caleidoscopico che catapulta l'ignara retina dello spettatore in una sorta di universo catodico in permanente tribolazione, un luogo in cui l'algida figura di Moroder non fa letteralmente una piega. Il messaggio è chiaro: il futuro delle dance-hall è sintetico e stroboscopico e neanche la fervida immaginazione dell' Orwell più apocalittico, o della Summer più scintillante, potranno prevedere la seminale portata della musica di Moroder.

9 commenti:

Vision ha detto...

davvero un gran bel blog... divento con piacere un tuo sostenitore... e grazie per esserti aggiunto ai lettori di Vision...

a presto!!!

Lionel Messi ha detto...

טוב תודה לך נושא יותר נפלא

No cover art ha detto...

@ Vision: grazie,il piacere è reciproco come la mia passione per Lynch

@ Lionel: emh...Lionel mi stupisci sempre di più ma non è il caso che ostenti gratuitamente la tua cultura poliglotta, comunque sì, verrò al Bar Mitsvah di tua cugina, accendi pure il candelabro

Emma ha detto...

Grande idea. Credo che potresti avere pane per i tuoi denti in un localino molto grazioso a Trastevere, Roma,in stile degli anni '80. Il campionario delle cagate estetiche ivicontenute spazia dalle copertine dei giornali con la gnocca d'altri tempi a un vasto assortimento di copertine dei cd più brutti della storia musicale italiana anni '80. Il mio preferito è "Gioca Juer" di Cecchetto, ma ammetto che non è oggettivamente il più brutto.
Se ci torno mi segno i titoli e poi te li segnalo, perché alcuni meritano davvero di entrare nel Guinness dei Primati. Primati in tutti i sensi.
Ciao :)

Angela Bondi ha detto...

ahahah! Carino il blog, mica come le copertine che hai pubblicato finora!
Mamma mia che orrore XD

Grazie per esserti aggiunto ai lettori del mio blog :)

Allora io ti segnalo il Brown album dei Primus ( http://p.dada.net/cspv/60-36-14-20-00-MetaPreview-Cover-JPEG256x256/primus/brown-album.jpg ) e Trilogy di Malmsteen, copertina di un pacchiano inguardabile ( http://p.dada.net/cspv/68-91-68-10-00-MetaPreview-Cover-JPEG256x256/yngwie-malmsteen/trilogy.jpg )

ma ce ne sono tante...se me ne vengono in mente altre segnalerò! XD

Emma ha detto...

Scusa i refusi. tipo quel "degli" in più nella terza riga :)

No cover art ha detto...

@ Emma: eh eh eh grazie, questo blog si alimenta sopratutto di cagate estetiche quindi ogni intercettazione da parte dei lettori è essenziale per questa raccolta :)
e non preoccuparti per i refusi: siamo tutti vittime del sistema tastiera QWERTY

Ps: Su Cecchetto e le accertate responsabilità penali per la sua attività di talent scout si potrebbe scrivere un trattato fenomenologico...

@ Angela: Uh, uh, uh, grazie a te per la copertina di Malmsteen, le mie retine devono ancora riprendersi dallo shock :)

Fabrizio ha detto...

Cavolo, questa è una perla rara!

No cover art ha detto...

Concordo, belli come lui purtroppo non ne fanno più

 

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