giovedì 24 settembre 2009

Demis Roussos: Universum (1979)

Quello che avete davanti agli occhi è uno dei più grandi capolavori mai concepiti nella storia della grafica musicale, un'opera capace nella sua magniloquenza classicheggiante di racchiudere tutto il barocchismo kitsch figlio dell'immaginario discomusic anni '70. Si respira aria di mito già dal'impianto scenico: il corpulento Demis, ex membro degli Aphrodite's Child, si eleva allo stato di moderno Zeus, dispensatore di melliflue melodie androgine piuttosto che di vendicative e folgoranti saette. Un pacifico governatore dell'universo che irradia la scena con la bonaria espressività di chi è chiuso nella cabina della macchina per fototessere in attesa del Flash. Poco più giù, Era concede le sue dilaganti forme in un minimale gioco di trasparenze a pois, una fisicità tutta tesa ad esaltare l'epica opulenza della messinscena. Sulla destra un'impertinente carogna si trascina nel tentativo disperato di essere inquadrata nello scatto riuscendo parzialmente nell'impresa. Il lettering dorato e il mirevole tendaggio (su prestito del colonnello Gheddafi) evocano memorie pittoriche degne di Gustav Klimt. Questo concept ci insegna che l'universo è un'alcova e anche il più umile degli uomini può sentirsi una divinità tra le mura del proprio focolare domestico.

4 commenti:

Fabrizio ha detto...

lo sapevi che per un breve periodo demis ha lavorato a cottimo come custodia di pavarotti?

No cover art ha detto...

uh, uh, uh, ecco dove li nascodeva i 50 milioni che aveva evaso al fisco, ah pavarotto, pavarotto

Grig ha detto...

ahahahaha! U_U la carcassa era un'antenata di paolini.

ma lei che guardava?
Ora conosco due demis. entrambi pavarottiani. che sia il nome?

No cover art ha detto...

Eh, eh, eh, può darsi.

 

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