lunedì 4 gennaio 2010

Roger Waters: The pros and cons of hitch hiking (1984)

La polluzioni mentali di Roger Waters hanno saturato per quasi un decennio le tematiche di fondo della produzione musicale dei Pink Floyd, mostrando tutti gli aspetti egocentrici e paranoici della sua inquieta personalità fino alla conclusiva melassa sociofobica di "The Wall" che per molti aspetti è tutt'oggi considerabile come il "reale" primo album solista del musicista inglese.
In realtà l'opera prima di Waters nel dopo Pink Floyd è questo "The pros and cons of hitch hiking", un concept album che narra della crisi esistenziale e coniugale di un uomo reo di aver concesso un passaggio a due autostoppiste tedesche.
Se in un primo momento si cede alla tentazione di credere che l'esilarante trama sia ricalcata da un racconto educativo estratto da un numero a caso di "Svegliatevi!", ogni dubbio in proposito è presto fugato dinanzi all'inequivocabile artwork, degno, semmai, di campeggiare su uno speciale autostoppiste de "Le Ore".
Infatti l'eloquente perizia pedissequa con cui Gerald Scarfe si cimenta nell'illustrare le tribolanti fantasie adultere del protagonista, lascia alquanto interdetti per la sconvolgente rozzezza tecnica e pseudo-concettuale che la connotano.
L'interesse comunicativo primario è di fatto motivato dalla volontà di fornire un'attrazione onanistica per il grande pubblico, operazione pretestuosa e totalmente fuorviante rispetto alla mestizia depressiva che permea l'angusto set di canzoni dell'album.
Tecnicamente l'artwork è un disgraziato assemblaggio fotografico giocato su rapporti cromatici dissonanti e confusionari, al punto da renderne difficoltosa la lettura dei titoli. L'illustrazione ad aerografo è sciatta ed approssimativa e la sagomatura della foto priva la modella di buona parte del volto.
Un trionfo del ridicolo, quindi, mutuato su lezioni grafiche antecedenti ben più riuscite e trasgressive (un esempio è la cover originale di Electric Ladyland [1968] di Jimi Hendrix o Country Life [1974] dei Roxy Music), e che determina per immagini il vertci di parossismo del dispotico ego del Waters di quegli anni.

Un ringraziamento a Cris per la preziosa segnalazione della cover.

2 commenti:

Grig ha detto...

^_^ finalmente l'84! >__> e ci ributtiamo nell'aerografo assassino...

No cover art ha detto...

eh eh eh, meglio non poteva andare

 

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